Menu principale:


sabato 9 ottobre 2010
Alla Corte Sforzesca i banchetti erano fastosi e prestigiosi, illustri ospiti ricordano nelle loro memorie scritte le feste di Corte ai Castelli di Milano e Vigevano e gli spettacoli quivi preparati per allietare il loro soggiorno: sabato 9 ottobre alle ore 20.30, nel grande spazio della cavallerizza del Castello di Vigevano vienea riproposta, in onore del 30^ anno del Palio delle Contrade, una "Cena nella Rocca Vecchia".
La scuola ottocentesca di equitazione si veste a festa per una notte e diventa la sala da pranzo del Castello di Francesco I Sforza.
Ospiti del Duca e di Madonna Bianca Maria Visconti, sua sposa, i notabili del luogo, il Podestà Paolo Brasca, il Console Abramo degli Ardizzi, designato dal Consiglio dei Dodici Saggi quale loro portavoce, Notaro Giacomo da Policastro, Castellano di Vigevano e altri rappresentanti dei proprietari terrieri, Marcolino Barbavara e Giorgino da Gravalona.
Saranno accolti dallo Scalco di Corte Berengario e dai suoi aiutanti.
Primo servizio di credenza
Pane bruschulato al gusto del Signore Sforza
Caso et nuci in canestro de herbe vermiglie
Ova de quaglia cum mostarda et salvia fricta
Prune cum lardo
Frictelle piene di vento cum salzicchia
Primo servizio di cucina
Pasta straccia cum zafrano et guancia de porcho grasso
Torta de farro cum caso saporito de li monti lombardi
Secondo servizio di cucina
Carne di porcho cum carciofi
Secondo et ultimo servizio di credenza
Dolzinerie de Corte, Cotignola et biscottelli cum canditi de arancia
Pane di più sorte
Vin vermiglio de le vigne di San Marco
Aqua de fonte purissima
Vin dulce Malvasia
Costo 35,00 € a persona
La trama della serata
L'antefatto
Gli uomini d'arme e i loro famigli pare abbiano tagliato le biade per i loro cavalli senza autorizzazione da parte di quei proprietari terrieri vigevanesi a cui Francesco Sforza sta chiedendo, per tramite del Console Abramo degli Ardizzi, di provvedere a dare 400 ducati d'oro, invece che l'intera somma di 1.000 ducati inizialmente richiesta, insieme a una fornitura settimanale di 50 moggie di frumento al prezzo convenuto con il console. Gli abitanti e i gentiluomini di Vigevano devono altresì pagare i restanti 600 ducati a Martino da Corte per l'acquisto di una certa quantità di vino per la corte ducale. Tali gentiluomini, derubati delle biade, si lamentano con il console e con il Podestà rifutandosi di pagare i 1000 ducati richiesti dal Duca di Milano.
Il Duca chiede allora al Podestà, Paolo Brasca, di indagare e constatare di persona che sia vero il fatto delle biade rubate e di mettere in prigione chi si sia macchiato di tale colpa, per poter avere ciò che gli spetta.
Due proprietari terrieri confinanti, tale Giorgino da Gravalona e tale Marcolino Barbavara, litigano per la proprietà di una porzione di terreno su cui si coltiva frumento. L'uno vuole che sia l'altro a dare le 50 moggie al Duca.
Uno di questi è padre della fanciulla di cui è innamorato Caprazucca, figlio dello scalco Berengario. Il suo nome è Angiolina Barbavara.
La storia d'amore dei due giovani si intreccia con un'altra lite: Berengario non è disposto a trattare con Abramo degli Ardizzi il prezzo del vino rosso di San Marco da destinare alla corte ducale. Vuole trattare direttamente con il Duca Francesco Sforza, in quanto gli fu chiesto di provvedere alla cura di importanti uomini d'armi, tra cui il condottiero Bartolomeo Collioni (forse proprio quelli che si macchiarono della colpa del furto delle biade), ma non ha ancora ricevuto il pagamento per il servizio prestato.
(Notizie storiche tratte da: Lombardia Beni Culturali -
Protagonisti della serata
Francesco I Sforza, Duca di Milano e Signore di Pavia
Madonna Bianca Maria Visconti Sforza, Duchessa di Milano
Notaro Giacomo da Policastro, Castellano di Vigevano
Paolo Brasca, Podestà di Vigevano
Abramo degli Ardizzi, Console di Vigevano
Giorgino da Gravalona, proprietario terriero
Marcolino Barbavara, proprietario terriero
Berengario, scalco di corte
Cuochi di corte
Coppiere
Servitori di corte
Allietano la tavola ducale:
Il Biancofiore con la bassadanza rinascimentale
I musici di Arundel che suoneranno spinetta, percussioni, cornamusa e bombarda.
I Clerici Vagantes con spettacoli di giocoleria, fuoco, rime e parodie
GALATEO AL TEMPO DEGLI SFORZA
Raccomandiamo a tutti i commensali di attenersi il più possibile alle seguenti elementari norme di comportamento Non istà bene grattarsi sedendo a tavola, e vuolsi in quel tempo guardar l'uomo più che e' può di sputare e, se pure si fa, facciasi per acconcio modo. Dobbiamo eziandio guardarci di prendere il cibo sì ingordamente che perciò si generi singhiozzo o altro spiacevole atto, come fa chi s'affretta sì che convenga che egli ansi e soffi con noia di tutta la brigata. Non istà medesimamente bene a fregarsi i denti con la tovagliuola, e meno col dito: ché sono atti difformi. Né risciacquarsi la bocca e sputare il vino sta bene in palese; né in levandosi da tavola portar lo stecco a guisa d'uccello che faccia suo nido, o sopra l'orecchia come barbiere, è gentil costume. Non si conviene anco lo abbandonarsi sopra la mensa né lo empiersi di vivanda amendue i lati della bocca sì che le guance ne gonfino. E non si vuol fare atto alcuno, per lo quale altri mostri che gli sia grandemente piaciuta la vivanda o 'l vino: ché sono costumi da tavernieri e da cinciglioni. Non dèi tu rifiutar quello che ti è pòrto: ché pare che tu sprezzi e tu riprenda colui che 'l ti porge. Ordunque in compagnia empite la panza e così sia…