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Il periodo storico entro il quale si collocano i personaggi di Francesco e Bianca Maria è sicuramente il Rinascimento. La Duchessa, spesso in viaggio nei possedimenti Sforzeschi, aveva con sé il sarto di fiducia che si occupava del suo guardaroba e del corredo di corte.
La moda nel Rinascimento
Gli splendori del rinascimento mettono l'Italia alla testa del mondo civile e la pongono anche come "Regina della moda". Gli storici del XV secolo esaltano infatti la signorilità e l'eleganza degli ornamenti di dame e cavalieri lombardi. In particolare, gli arazzi conservati nel Tesoro del Duomo di Vigevano mostra l'eleganza e la ricchezza delle vesti delle nobildonne, dai tagli geometrici ma raffinati, in tessuti quali raso, velluto, broccato, damasco, impreziositi da bordi e cinture ricamati in oro e ingemmati, con motivi che si ripetono poi nelle acconciature. L'abito femminile era solitamente composto da una camicia di lino finissimo ricamata, da una lunga gonna arricciata unita unita ad un corpetto attillato con ampia scollatura quadrata e maniche riccamente lavorate. Nei mesi invernali gli abiti erano foderati di pelliccia. Le pettinature erano semplici sulla fronte alta, ma i loro ornamenti, veli, nastri, reti di perle, erano superbi. Una delle caratteristiche salienti di abiti maschili e femminili erano i tagli nella stoffa, fatti sulle maniche, sui corpetti ecc... per mostrare la fodera di colore contrastante o la sottoveste di lino. L'uso di intessere fili d'oro ai tessuti pregiati (sete, velluti, broccati), rese ancor più preziosi gli stessi, tanto che essi vennero usati anche come premio per vincitori di gare, di corse, di palii.
Paolo Giovio -
Diffusissimo infine era l'uso di gioielli di finissima fattura, anelli, braccialetti, collane, fibbie, medaglie ecc.... la loro preziosità consisteva non solo nel materiale, ma soprattutto nel lavoro a cesello, intarsio, incrostazione (pietre preziose su oro e argento). Si crearono così raffinati pettini -
Particolari realizzativi del costume
Come già precisato nella premessa, il costume si ispira al Quattrocento lombardo ed alla foggia in uso alla corte milanese; esso è realizzato seguendo le indicazioni sartoriali dell'epoca ed i suggerimenti riportati sui testi di Giorgio Maragoni (storico del costume).
L'abito e il mantello sono confezionati con broccato cremisi foderato in panno dorato, bordi dorati e disegni di grandi dimensioni raffiguranti due uccelli che si guardano, rinchiusi in tondi decorati. Il tessuto è stato appositamente realizzato dalla ditta Manenti, specializzata nella tessitura di broccati. La scollatura è quadrata, la vita è segnata in posizione naturale con un'alta cintura ricamata, che sottolinea la figura femminile. Le maniche assumono ampiezza nella parte superiore mediante arricciatura alla spalla ed al gomito, nella parte inferiore diventano aderenti ed evidenziano l'effetto di contrasto prodotto dagli sbuffi della camicia.
L'acconciatura è ispirata ad uno dei ritratti di Bianca Maria realizzato dal Bembo (1460-
Sforza (rosso, azzurro mare e bianco argento). I capelli sono trattenuti in una sorta di "cuffietta" ricamata realizzata all'uncinetto, sopra la quale poggia il copricapo vero e proprio che riporta i colori sforzeschi e termina con una reticella impreziosita da perle dorate. Anche le scarpe rispecchiano fedelmente le calzature femminili del tempo, che erano di linea a pantofola (non decolletè) con zeppa e tacchi. Il costume nel suo insieme, grazie al ricco manto e al lungo strascico, sottolinea la grazie della figura femminile e l'importanza del personaggio rappresentato, nonché la sontuosità della Corte Sforzesca.
Il costume è stato confezionato dalla Sig.ra Zita Piazza Pedroncelli, che ha anche condotto le ricerche storiche finalizzate alla realizzazione dell'abito stesso. Tale attività di documentazione ha avuto inizio nel 1984, ed è stata svolta su testi di vario genere, su materiale iconografico ed illustrativo ricercato presso l'Archivio Storico del Comune di Vigevano, la Biblioteca Braidense, la Biblioteca Trivulziana, vari musei di Milano (non ultimo il Museo Poldi Pezzoli) e della Lombardia, nonché documentazione rintracciata presso numerose persone competenti, collezionisti ed artigiani.